lunedì 2 marzo 2009

Il Mio Amore Dolcenero

Continuando con i miei brani del momento, posto il testo di "Il Mio Amore Unico", ottima hit radiofonica di Dolcenera, che mi sta tenendo molta compagnia in questi giorni di laboratorio pisano... anche l'album, "Dolcenera nel Paese delle Meraviglie" è molto bello, intenso e inaspettatamente profondo.

Dolcenera
Il Mio Amore Unico

Ah ah ah)
Stai pensando a me, stai pensando a me
Stai pensando a me o forse a lei
Dammi un bacio e dimmi se c’è ancora lei
Stai toccando me, stai abbracciando me o no?
La mia bocca è qui giuda irresistibile
Chiudi gli occhi e poi un respiro… un respiro
E sarai per me il mio amore unico
Tu sarai per me spazio senza limite
Il buoi e la scintilla
L’armonia del cosmo e delle stelle
E sarai per me
Tutto
Io ti ferirò io ti guarirò
Vuoi capirlo o no che ti devi arrendere
Io ti chiedo, t’imploro, ti prego
Di sconvolgermi
Ora tocca a me di fermate tutto
E sarai per me il mio amore unico
Tu sarai per me spazio senza limite
Il buoi e la scintilla
La musica che cresce e di colpo tace
E sarai per me
Guerra e pace
E sarai per me… (ah ah ah )
E sarai per me il mio amore unico
Tu sarai per me spazio senza limite
Il buoi e la scintilla
L’ordine perfetto dell’universo
Tu sarai per me
Tutto (ah ah ah)

domenica 1 marzo 2009

Tramonto dal Laboratorio

Venerdì sono riuscito, per mia sfortuna, a fare le sette di sera in laboratorio...
A magra consolazione di quest'orario eccezionale, fra il vagare in stanze vuote e corridoi spenti, ho fotografato gli ultimi sprazzi del tramonto, verso ovest, verso il mare, che, nonostante la vicinanza, non si riesce mai a vedere. Le due piccole luci appena visibili nel cielo sono, andando dall'alto verso il basso, Venere e la Luna (che come piccolissima falce era d'uno spettacolo unico).

sabato 28 febbraio 2009

Come foglie e poi...

Questo post è per Andrea, e lui sa il perché, se mai capiterà su queste pagine virtuali.
La canzone, scritta dal cantante dei Negramaro, è valorizzata notevolmente del particolare timbro vocale della cantante, già conosciuto nella sua precedente hit "Feeling better". Lei è milanese, nonostante il nome, e italo-marocchina.
Ecco il testo.

Malika Ayane
Come Foglie

E’ piovuto il caldo
Ha squarciato il cielo
Dicono sia colpa di un’estate come non mai
Piove e intanto penso
Ha quest’acqua un senso
Parla di un rumore
Prima del silenzio e poi…
E’ un inverno che va via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di spazio
E tempo non ne ho dato mai
Seguo il sesto senso
Della pioggia il vento
Che mi porti dritta
Dritta a te
Che freddo sentirai
E’ un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto?
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ un inverno che è già via da noi
Allora come spieghi
Questa maledetta nostalgia?
Di tremare come foglie e poi
Di cadere al tappeto
D’estate muoio un po’
Aspetto che ritorni l’illusione
Di un’estate che non so…
Quando arriva e quando parte,
Se riparte?
E’ arrivato il tempo
Di lasciare spazio
A chi dice che di tempo
E spazio non ne ho
Dato mai

giovedì 26 febbraio 2009

Resistere

Resistere.
Dannazione.
Sempre così. Contro Earlik Kan, contro Volkraraugast.
Ora contro Thork. E con tutto il mondo contro.
Usciti dalle rovine della Fiamma Perenne, per fuggire il crollo inevitabile degli ultimi muri ancora in piedi, gli improvvisati protettori di Cucciolo scoprono che vari gruppi di "trasformati", con le loro velenosissime spine, sono lì, davanti a loro, pronti all'attacco. E' una forza primordiale che li ha pervasi e tramutati, un'energia che trova pieno appoggio nei loro istintivi egoismi e odi. Ma ormai è passato il tempo di riflettere... una raffica di spine colpiscono Zahira, Andrej, Sydex e Iacob, i primi sulla linea. Gli effetti sono devastanti... la forza, l'agilità, anche la consapevolezza delle proprie azioni vengono meno, il veleno impedisce il discernimento, rende fiacche le membra e pesanti le spade... Thuban, rapido nelle reazioni, prova a sfuggire ai gruppi di nemici, cominciando una corsa verso la periferia della città. Forse è ancora possibile salvare alcuni di questi "mostri", forse basta davvero resistere ancora un altro poco... crede che i suoi compagni lo seguano presto, ma non è così.
Basta un momento. E alcuni dei trasformati si raggruppano fondendosi fra loro.
E' orribile. E' innaturale.
La forma amorfa prende lentamente le sembianze di Thork. Tre fila di denti. Occhi bianchi. Corna ricurve. Ma i confini sono incerti. Gli arti imperfetti.
E' un orribile orrore. La figura torreggia alta sulle rovine di Bearburg. Con un'artigliata colpisce l'invisibile Gerbo, dimostrando poteri magici di inaudito spessore.
Thuban vede l'ombra di questa creatura ingrandirsi sempre di più dietro di sè... è Thork... con la coda dell'occhio... Sydex si lancia sul mostro immane insieme alla sua Meladra. "No... adesso non verranno più via. Ma è troppo tardi anche per tornare indietro. Sulla strada altri gruppi di spinati stanno procedendo verso l'avatar di Thork, richiamati dalla sua mente maligna. Pare che le menti di tutti loro si siano fuse in un'unica mente, quella perversa di Thork. Thuban prova a nascondersi ma viene notato. Decide quindi di fungere da capro espiatorio. Comincia a correre, a urlargli contro, per farsi sentire, per farsi seguire. Lontano dallo scontro principale. Il piano riesce. Ma le spine gli sfiorano i piedi mentre corre veloce. Sta girando intorno al centro, intorno al luogo del combattimento... deve resistere... sebbene il fiatone cominci a farsi sentire... e la distanza diminuisca sempre più...
Resistere.
Intanto dalla finestra di un palazzo di fronte alla Fiamma Perenne ecco affacciarsi Misha Gregorich, invasato anch'egli, ma dal sacro fervore del giusto Thamnis, e cieco nella sua personale interpretazione della legge del dio. "Sono io l'ordine". Si scaglia verbalmente contro il gruppo dei nostri, accusandoli di debolezze e segreti. Dovevano intervenire prima. Non mentire. Poi scaglia la sua forza divina contro Thork e i suoi scagnozzi, colpendo più volte anche Meladra, che, in forma di erinni, difficilmente può essere scambiata per un aiuto alla giusta causa... Sydex, fuori di sé, gli urla di smettere, di averla evocata lui stesso quella diabolica creatura per aiutarlo nella pugna. Già... un diavolo per aiutarsi... che controsenso...ma la vendetta di Thork non si fa tardare e si scatena contro il chierico, indebolendolo. Fortuitamente, lentamente il potere di Cucciolo si manifesta. I tiri contro Thork diventano più sicuri. Le forze scomparse ricompaiono. Basta resistere ancora un poco. Arfuin, lanciatosi un'immagine di sdoppiamento, per cui al suo posto compaiono tante immagini di sè stesso, volando, porta via Cucciolo dalle mani di Iacob, il quale può dedicarsi interamente alla somministrazione dell'energia curativa ai suoi compagni feriti.
Resistere. Ancora un poco.
Thuban sta tornando correndo verso il combattimento, le forze stanno per venire meno.
Le catene di Zahira, la scimitarra di Sydex, le spade di Gerbo e Andrej colpiscono le carni dei trasformati, e le orride membra di Thork. Basta ancora un poco. Poco.
Thork cade prono. Ecco. Ora. Le catene della guerriera si avventano completamente sul mostro. Il sangue violaceo è ovunque. Ma la calda luce di Cucciolo, il suo dolce tepore sono nei cuori di tutti. Thork non si rialzerà più. L'orrido corpo si ritrasforma, nei resti di sventurati civili di Bearburg. Thuban si arresta. Dietro di lui non più trasformati, ma sorpresi cittadini, che si domandano dove siano, come abbiano fatto ad arrivare a tutto questo.
E' finita.

Ora Bearburg deve risorgere dalle proprie ceneri. I fuggitivi del gruppo di Samantha, guidati dalla saggia chierica, rientrano in città. Dalle case escono civili sorpresi. Si raccolgono i corpi dei morti, troppi. Si prestano le cure ai feriti, molti. Misha Gregorich si scaglia nuovamente contro il gruppo, colto nel momento in cui discute del modo di proteggere Cucciolo. Ma, riconoscendo il ruolo positivo del rituale da loro compiuto, li invita ad andar via quanto prima con il loro "prezioso" compagno, prima che da Něpoca arrivi il più della milizia di Thamnis, con altri rappresentanti dell'ordine, a far luce sull'accaduto. Allora le domande non potranno che essere molte, troppe e inevitabili. E le risposte forse altrettanto pericolose. C'è astio fra il gruppo e Gregorich, ma è davvero meglio defilarsi. Il potere di questo "chierico di periferia" è alquanto spropositato. Chissà che altro nasconde la sua permanenza in una città di provincia. Ma meglio che questa rimanga solo una semplice curiosità. Meglio così.
Samantha pure invita il gruppo ad allontanarsi, pur ribadendo che saranno sempre tutti benvenuti in città, una volta ricostruita. Fa per pagarli della missione assegnatagli quand'ecco che Thuban, sorprendendo tutti, esordisce con un diniego. "No, le monete d'oro al momento servono più a voi. I nostri datori di lavoro, il capo delle guardie, il chierico di Femlan e il sindaco, non sono più tra noi. E in ogni caso, meglio che i pochi soldi che vi sono rimasti restino a voi, alle vostre vedove. Almeno questo è il mio punto di vista, per la mia parte". Ma forse l'inatteso gesto di altruismo di Thuban smuove qualcosa anche negli altri, perché alla fine nessuno accetta il pagamento. Forse davvero qualcosa è cambiato in Thuban. Forse.

"Vedi ce l'abbiamo fatta" Sydex è a cavallo, accanto a Thuban. Le rovine di Bearburg sono ormai perse all'orizzonte, dietro, lontano. "Contro Thork, ma resta ancora Earlik Kan. Forse Cucciolo ci aiuterà nelle nostre notti, tenendoci al sicuro da Earlik... ma... non siamo ancora a Něpoca, e speriamo... speriamo davvero..." poi sprona il cavallo, e le ultime parole si perdono nel vento freddo di Flamesio.
La notte è sempre troppo vicina.

martedì 24 febbraio 2009

Il Rituale


L'elfo dall'aspetto curato e originale è Earlomin, grande mago degli elfi di Hork, e uno degli Antichi. Nonché colui che ha donato a Zahira, per fatti che ai suoi compagni non ha ancora voluto rivelare, la sua grande presenza fisica, rendendo permanente su di lei, l'incantesimo dell'ingrandire.
"Portatemi subito qui il vostro compagno" fa, rivolgendosi a Iacob, che ha già prontamente tamponato la ferita, prestando i primi soccorsi a Thuban, ormai fuori pericolo grazie alle magie di guarigione del chierico della Rossa Dea. Poi, Earlomin, chino sul corpo di Thuban recita una formula arcana, o forse solo convoglia la forza di Cucciolo sull'animo del mancato suicida. Chissà...
Thuban nei suoi sogni al limitare fra vita e morte sente un calore riscaldarne le fredde ossa, e il cuore malato di odio, orgoglio e rassegnazione. E' la luce di Almarus, fonte di ogni vivente che su Therazan cammini. O è un Bene più grande, emanato dal piccolo corpo deforme di Cucciolo, in una forma imperfetta, ma già così pura per un normale vivente. Thuban non si sente più solo, e vede lontana la figura di Thork, le risate di Earlik Kan, le parole subdole di Anemas, l'odio di Marika, la sua sete di vendetta... ora si sente un uomo nuovo, qualcosa, forse, è finalmente cambiato.
E' così che riapre gli occhi.
Dopo un iniziale timore, il suo orgoglio ferito lo pungola ancora, Thuban si scioglie e racconta di sé a Earlomin e ai suoi compagni. Il suo passato, il suo sangue, il perché del suicidio. La sua rassegnazione, la scoperta di allarmanti nuovi poteri, che Earlomin nega dipendenti da Thork. Forse quando tutto è stato perduto, tutte le sue false verità e le sue egoistiche certezze, Thuban ha davvero ritrovato sé stesso.
Earlomin si scusa con gli altri per averli in buona fede ingannati. Era lui infatti il "Maestro" incontrato con Cucciolo e la Strega la sera precedente. Non era quindi l'originale "fancazzista del cazzo" del pomeriggio precedente. Ma l'inganno aveva lo scopo di testare Zahira e i suoi compagni, scoprire se erano davvero in grado di accettare e sopportare gli oneri di avere con sé Cucciolo. Sarà Earlomin stesso a preoccuparsi dei girovaghi. Egli deve tornare presto verso Hork, a sud, perché qualcosa sta andando storto nell'Alleanza delle Terre Libere dello Zenepharr. Ma anche a Bearburg la situazione non è delle migliori, ammette.
"Vi ho tenuto d'occhio da quando siete qui, e solo voi con Cucciolo potrete riuscire a liberare Bearburg da Thork. Costui non è di questo nostro Mondo, né Piano. Viene da molto lontano per farsi capire. Vi era un popolo di uomini che dopo aver lottato a lungo fra sé aveva raggiunto pace e benessere. Ma col tempo questi uomini divennero soli, egoisti e arrivisti, nella ricerca del maggior benessere e piacere personale. Qualcosa di istintivo e ferino nacque da questi desideri della solitudine. Qualcosa che prese forma, dimensione propria e malvagi ascendenti. Costui era Thork. Spinse all'autodistruzione quel mondo, e da lì vagò di mondo in mondo, di universo in universo. Quindi non ha niente a che vedere con il dio Isserthac, anche perché Thork agisce solo nelle società civilizzate portandole alla violenza estrema. Non può essere sconfitto fisicamente, ma solo scacciato. Occorre un rituale, e tu Iacob" e indica il giovane chierico "dovrai ben invocare il potere della tua dea, che tutto purifica. Andrete con Cucciolo alle rovine della Fiamma Perenne, dove Thork si è manifestato, reciterete la preghiera di Iacob e vedrete che il potere di Cucciolo farà da sè. Ma sarà necessario un poco di tempo prima che gli effetti si facciano vedere, e voi, voi dovrete resistere." Sembra chiaro a tutti, semplice e rapido. E' quel resistere che stona, ma si sa... per gli eroi non può essere tutto seplice e rapido. "Sarà bene che gli abitanti di Bearburg restino vicini alla città, perché risentano degli effetti benefici. Quando avrete finito andate a Něpoca e là consegnate Cucciolo nella mani di Sergei Kovanof, capo della chiesa di Almarus" e poi, rivolgendosi a Zahira "Sono felice di constatare di aver fatto la scelta migliore a donarti la tua "forza", dovrai maturare ancora, ma sei sulla strada giusta". Zahira annuisce. Chissà quali segreti porta con sé quella strana donna, con quel fratello effemminato dallo sguardo ambiguo, pensa Thuban fra sé e sé.

Dopo aver salutato la partenza dei girovaghi, dove il rinato Thuban ha donato un anello a Stella, e l'ha incoraggiata a non arrendersi mai, promettendole di tornare a trovarla nella sua carovana in futuro, il gruppo si addentra in Bearburg. Il cielo si sta rannuvolando velocemente, plumbeo e temporalesco. In città è il caos. Gente che scappa, gente che fugge, gente che, invece, con picche, forconi e mattarelli si avventa in centro. Da quel che si ricordano c'erano i preparativi per i funerali, ma tutta quella barbarie... Thork ha lavorato parecchio nelle ultime ore. Un piccolo gruppo è guidato dalla chierica di Lyrian, Samantha. Si stanno rifugiando in periferia. "La situazione è sfuggita di mano al sindaco e a Iggins... Misha Gregorich di Thamnis con i miliziani e alcune guardie sta andando in piazza... io con questi popolani mi sto recando a un posto sicuro vicino ai cantieri, prima di fuggire via, la gente è invasata e si attacca per un nulla". Ma viene convinta dalla compagnia a rimanere nella periferia della città. "Preghi per noi, e per voi, se ci rivedremo quel che stiamo per compiere sarà stato utile" La chierica intuisce che c'è altro nelle loro parole, ma preferisce assecondarli "Che Lyrian sia con voi" e se ne va con il proprio gruppetto.
Raggiunta abbastanza facilmente la Fiamma Perenne, crollata e divelta dalle magie di Misha Gregorich, mentre si scava per liberare l'accesso al sottosuolo, Meladra viene mandata in ricognizione in piazza. Quel che racconta ha dell'orribile. Il sindaco è stato impiccato e il suo corpo penzola trafitto da numerosi pali acuminati. Le persone si attaccano fra loro, miliziani contro miliziani, popolani contro popolani. Abitanti di Bearburg marciano inneggiando all'anarchia e alla vendetta con teste recise sulla proprie picche. Fra quelle teste, anche Karl Iggins, il capo delle guardie. Ogni simbolo di autorità e potere pare essere stato sconfitto e brutalmente eliminato. Nessuna traccia del fedele chierico di Thamnis. Ma dalle nubi del temporale ormai venturo, fulmini precisi come frecce colpiscono i cittadini impazziti. Qualcuno sta controllando le nubi? Misha?
Proprio adesso alcuni individui, bramosi e feroci, iniziano ad azzannarsi, a mangiarsi ancora in vita. Thork, non c'è dubbio, ha raggiunto il massimo della propria influenza.
"Pericolo" nella mente di Sydex risuona la familiare voce di Meladra "si stanno dirigendo verso di voi". Thork si deve essere accorto del pericolo, e manda pian piano gruppi sempre più nutriti contro la compagnia.
Ma non riesce a impedire che il rituale abbia luogo. Tutti intorno a Iacob, che tiene in braccio il piccolo Cucciolo, in allerta. Un attimo. Iacob recita con tutta la sua fede a Femlan
"O Dea Ardente, che purifichi l'animo delle creature con roventi fiamme, dispiega le tue somme ali su questa cittadina e con la tua immensa saggezza provoca gli animi degli abitanti che hanno perso la retta via dell'amore fraterno e risveglia il vero dono che questo fanciullo porta dentro di sé, cosicchè con le tue scintille la fiamma della sua anima divampi di potere e insieme alla tua infinita forza esso possa aiutarci nella nostra battaglia contro questo demone e contro il male".
Un potere benefico si diffonde da Cucciolo. E' un attimo. Poi sulla soglia appaiono i primi nemici. Una decina di uomini invasati, con occhi fiammeggianti. Zahira senza esitazione ne abbatte la metà. Agli altri ci pensano Sydex e Andrej. Uno riesce a caricare Iacob e Cucciolo, ma Gerbo lo ferma prima, lasciandolo svenuto a terra. "Attenti, il potere di Thork non è sconfitto, è ancora forte, non lasciatelo entrare dentro di voi" Thuban ora vede le cose più chiaramente. Ma il richiamo all'attenzione è tardivo. Gerbo si lascia sedurre dal proprio lato egoistico, da Thork e, resosi invisibile grazie al proprio mantello, inaspettatamente si lancia su Cucciolo, trafiggendolo con le due lame. E' sorpresa mista a paura. Iacob non può vedere chi lo sta colpendo, e altri dieci uomini si sono fatti avanti. Ma questa volta non sono più "uomini invasati", hanno artigli, denti lunghi e aguzzi. Sono mutati. Ferini. Atti solo a combattere. E dotati di inaspettate forza e agilità.
Zahira ne abbatte alcuni, Arfuin vede l'invisibile e comunica il tradimento di Gerbo. Un attimo ancora e la voce possente di Gregorich si rivela "Morite tutti vili deboli, che la potenza di Thamnis vi colpisca. E tutti nello scantinato, eroi e mostri sono colpiti da un improvvisa forza magica che invece di curare li indebolisce senza preavviso alcuno. "Allora Misha Gregorich non è questo misero chierico di periferia come dava a intendere..." Thuban è infelicemente sorpreso da queste rivelazioni "Sarà ancora padrone di sé o sarà diventato l'ennesima pedina di Thork?" Un altro boato, assordante, riecheggia nel sottosuolo. Nella strada enormi sfere infuocate, come in una tempesta di fuoco, si abbattono sugli edifici e i popolani trasformati dal potere di Thork in mostri disumani. Sempre Misha Gregorich. Da temere. Ma mentre altri trasformati si affacciano sulla cantina, incontrando le catene di Zahira, la spada di Andrej e la carica di Sydex che li attera dopo un acrobatico salto, con Meladra che, trasformata in fascinosa erinni, da man forte al suo compagno, Arfuin cerca di bloccare Gerbo dominandone la mente. L'incantesimo ha effetto, e Iacob ha tutto il tempo di curare Cucciolo, che miracolosamente si è salvato. Ma adesso, mentre dai corpi dei trasformati partono spine velenose verso i membri della compagnia, la terra inizia a tremare... l'edificio sta crollando. Qualcuno ha scatenato le forze della natura, richiamate dal potere divino di Thamnis...e la terra si sta aprendo...
un attimo e sarà troppo tardi.
Resistere.
Dannazione.

Sincerità (Dalla Lucania con Amore)

Ecco il testo di una simpatica e solare canzoncina, cantata da Arisa, neo-vincitrice della sezione Nuove Proposte, e del premio della critica per la stessa sezione al 59esimo Fastival di San Remo.
Lei è lucana, pare davvero essere più che farci, e vederla timida sul palco, o in qualsiasi altra situazione (tipo a X Factor o mentre la intervistano) non so... mi ispira dolcezza e tenerezza.
Questo il testo che, pare stupido, ma non lo è affatto. Racconta una storia di amore, parlando dell'ingrediente migliore per renderla duratura, la sincerità... quando la sento mi vien sempre voglia di battere le mani al tempo della sua musica.

Arisa
Sincerità


Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità
Adesso è un rapporto davvero
Ma siamo partiti da zero
All’inizio era poca ragione
Nel vortice della passione
E fare e rifare l’amore
Per ore, per ore, per ore
Aver poche cose da dirsi
Paura ed a volte pentirsi
Ed io coi miei sbalzi d’umore
E tu con le solite storie
Lasciarsi ogni due settimane
Bugie per non farmi soffrire
Ma a volte era meglio morire
Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità
Adesso sembriamo due amici
Adesso noi siamo felici
Si litiga quello è normale
Ma poi si fa sempre l’amore
Parlando di tutto e di tutti
Facciamo duemila progetti
Tu a volte ritorni bambino
Ti stringo e ti tengo vicino
Sincerità
Scoprire tutti i lati deboli
Avere sogni come stimoli
Puntando all’eternità
Adesso tu sei mio
E ti appartengo anch’io
E mano nella mano dove andiamo si vedrà
Il sogno va da se, regina io e tu re
Di questa storia sempre a lieto fine
Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità…

Dimenticavo, Arisa è il nome d'arte, lei all'anagrafe fa Rosalba Pippa!

lunedì 16 febbraio 2009

Bisanzio


Ho da poco terminata la lettura di un saggio storico, dal nome emblematico "Bisanzio".
L'autrice, una storica inglese, Judith Herrin, racconta con un linguaggio semplice ma preciso, senza lasciarsi andare eccessivamente al gusto dell'aneddoto, ma ben calibrando episodi storici a dettagliate descrizioni istituzionali, l'ascesa, lo splendore e la caduta dell'Impero Romano d'Oriente. Dalla rifondazione di Bisanzio, sul Bosforo, come Costantinopoli, la Nuova Roma di Costantino, al governo di Giustiniano, alla figura di Alessio I Comneno e di sua figlia Anna, al sacco di Costantinopoli del 1204 ad opera dei crociati latini, fino alla caduta finale in mano ai Turchi Ottomani nel 1453, e alla nascita di Istanbul, gli avvenimenti che hanno caratterizzato il Medievo Orientale europeo ci sono tutti.
Perché si parla anche della cristianizzazione degli Slavi, per i quali i bizantini crearono l'alfabeto cirillico (arrivando a prendersi la licenza di permettere l'impiego di lingue volgari nelle sacre liturgie, al fine di far comprendere meglio la parola di Dio ai popoli evangelizzati), del continuo rapporto con persiani e arabi prima e turchi poi verso oriente, con latini, normanni, veneziani e genovesi a occidente, in una società multiculturale e multietnica.
Si parla dei pregiudizi che in Occidente sono stati portati avanti verso l'Oriente, per giustificare il saccheggio e la profanazione di una delle città più importanti della cristianità, una delle pagine più tristi della storia. Si parla dell'esodo in Italia degli intellettuali ellenici dopo il 1453, che ha gettato le basi più importanti del Rinascimento.
In definitiva l'autrice espone i motivi per cui l'Europa ha avuto, fin dalla sua genesi, confini non ben definiti. Ci mostra un'Impero che è stato, per i suoi dieci secoli di vita, tutt'altro che un vecchio relitto senza innovazioni né mutamenti. E ci ricorda il suo importante ruolo di protezione dalle ondate di invasione a oriente dei nascenti stati dell'Europa medioevale.
E come Bisanzio divenne Costantinopoli per poi tramutarsi in Istanbul così le radici dell'Europa vanno ben oltre i limitanti orizzonti di una cristianità puramente romana, in un arazzo intricato, ma intimamente coeso.