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lunedì 9 novembre 2009

9 novembre 1989/2009

20 anni dopo la caduta del Muro di Berlino, l'Europa non ha più paura del comunismo, non esistono più due Europe, né due Germanie. Eppure l'UE stenta ancora a decollare davvero, e la figura degli USA come gendarme globale fa sempre più acqua da tutte le parti.
Dove saremo come europei e cittadini del mondo fra altri 20 anni?
Avremo abbattuto gli altri muri che abbiamo costruito in questi 20 anni dalla "fine della Storia" oppure saremo ancora come oggi, se non peggio?
Intanto mi ricordo della festa di 20 anni fa, quando, con gli occhi di un bambino di 7 anni, capivo solo a tratti l'importanza di non avere più 2 Germanie sull'atlante geografico, quando, solo qualche mese prima avevo chiesto con innocenza a mia madre
"Ma perché la Germinia è divisa? Non è sempre la stessa Germania?"...

mercoledì 4 novembre 2009

A riguardo di Halloween

Pubblico anche nella mia Locanda, la risposta del sottoscritto a un post di un altro blog (River) in cui si commentava l'utilità o meno delle messe riparatrici svoltesi in alcune chiese italiane la sera del 31 ottobre contro i mali di Halloween, grande festa pagana (!) ...

Allora…
io sono di Pisa (provincia per la precisione).
In un paese vicino al mio (Bientina) un prete ha avvertito tutte le famiglie di non far festeggiare Halloween ai bambini in quanto festa pagana. La messa riparatrice credo si collochi sul filone della reazione a questa festa sentita come estranea.
Però è giusto sottolineare che in Irlanda, mi pare che siano quasi tutti cattolici, che in Inghilterra e USA siano per lo più protestanti (ma sempre cristiani sono, ci mancherebbe).
Quindi non mi si venga a dire che è “festa pagana”, è pagana come il Natale, che era la festa della luce romana riconvertita. E’ pagana come il Carnevale. Insomma… ma ci dimentichiamo che Halloween non è altro che una contrazione del termine “Vigilia di Ognissanti”?
Comunque… a parte questo… posso confermare che la festa si è imposta nel modo in cui noi adesso la “viviamo” (serata di party, bimbi che fanno scherzetto o dolcetto ai vicini di casa) solo per la nostra passione filoamericana e l’aspetto commerciale della festa stessa (nello stesso modo con cui abbiamo preso la festa di San Valentino, o i giapponesi il Natale).
Però… e dico però… un però in effetti questa volta c'è... perché a livello rurale il substrato c’era.
Qualche esempio dalla cultura di campagna toscana:
i miei, quando erano piccoli, erano soliti svuotare le zucche, farci le faccine e metterci la candela dentro, dopodiché la zucca era lasciata all’entrata dei giardini privati per la notte. Notte che non era quella del 31 ottobre, è vero, bensì la prima disponibile dopo il raccolto delle zucche gialle. Ma comunque la zucca con la candela già c’era…
Poi, la mia bisnonna (e non era solo lei) era abituata a dire il rosario il 31 ottobre perché i morti andavano a giro quella notte (!). Da me come usanza era abbastanza radicata.
E, infine, sempre nella mia zona per il 1° di novembre ci sono le fave dei morti, dei dolcetti di pasta di mandorle cotta. Se non sono questi delle reminescenze del cibo lasciato ai morti dai contadini romani (spesso appunto dei legumi) che sarebbero sennò?

martedì 30 giugno 2009

Viareggio

© Copyright ANSA - Tutti i diritti riservati

A volte c'è poco da dire, poco da aggiungere.
Quando colpisce così vicino, in luoghi conosciuti di fatto, e non di fama, fa ancora più male.

L'immagine è tratta dal sito www.ansa.it, dove potete leggere gli aggiornamenti su quest'ultima tragedia italiana.

lunedì 8 giugno 2009

Pontedera, Pisa, Toscana, Italia, Europa ...

Piazza dei Miracoli. L'autore della foto è Andrea.
Intanto io continuo a studiare.
I risultati delle elezioni europee sono stati quello che sono, la cosa più preoccupante è stato l'astensionismo, non solo da noi, ma in tutta Europa (soprattutto ho sentito nell'Est Europa)... se nessuno crede nell'Europa, il mondo si dimenticherà presto di tutti noi...

lunedì 6 aprile 2009

Abruzzo, 6 aprile 2009

Penso alla vita, alla società, al mondo.
Uno pensa di conoscere tutto, o quasi. Perché è quel quasi che ti frega. Uno vive morigerato, e poi scopre di avere un male incurabile. Uno vive nel rispetto del prossimo, e viene accoltellato. Uno si fa letteralmente i cazzi suoi, e viene investito. O la macchina si rompe da sé, o il colpo di sonno di qualcun altro, o l'imprevisto, all'improvviso. E inizia la lunga diatriba delle responsabilità. Perché se ti è venuto un tumore al polmone, vedrai è colpa della multinazionale del tabacco e di quelli che ti fumano intorno. Perché se vieni accoltellato è colpa dell'indulto che ha rimesso in libertà i delinquenti. Perché se vieni investito è colpa dei disgraziati che si mettono alla guida ubriachi, o strafatti, o tutte e due. Se la macchina si rompe, forse è colpa tua, o del meccanico dell'ultima revisione, o della Fiat che la macchina l'ha prodotta. Se un altro ha un colpo di sonno, beh, è palesemente colpa sua. Finora sono stato ironico, e me ne dispiace. Perché spesso la colpa in frangenti drammatici è difficile da attribuire. "La colpa morì fanciulla" dicevano i vecchi saggi. Dare la colpa serve per razionalizzare gli eventi, dare un senso, seppur tragico, agli eventi stessi. Incolpare è rassicurante. Significa che la giustizia su questa terra esiste davvero, o almeno, serve per crederlo.
Ma davanti alla Natura ogni senso di razionalizzazione sparisce. Perché la Natura, che sia Caos, che sia Caso, che sia Elemento, è irrazionale per definizione. Ha un suo senso, che è troppo assurdo per noi piccoli uomini, noi che troppo sovente ci arroghiamo il diritto di dare un senso alla vita, al mondo, alla Natura. L'illusione si svela, e Lei ci ricorda chi siamo veramente, ospiti di passaggio su un amalgama instabile di variabili e elementi, e allora provare anche solo a darLe la colpa non è più rassicurante. E' inutile. Perché non c'è giustizia umana nelle catastrofi della Natura. C'è solo rassegnazione, dolore e nulla più.

lunedì 16 febbraio 2009

Bisanzio


Ho da poco terminata la lettura di un saggio storico, dal nome emblematico "Bisanzio".
L'autrice, una storica inglese, Judith Herrin, racconta con un linguaggio semplice ma preciso, senza lasciarsi andare eccessivamente al gusto dell'aneddoto, ma ben calibrando episodi storici a dettagliate descrizioni istituzionali, l'ascesa, lo splendore e la caduta dell'Impero Romano d'Oriente. Dalla rifondazione di Bisanzio, sul Bosforo, come Costantinopoli, la Nuova Roma di Costantino, al governo di Giustiniano, alla figura di Alessio I Comneno e di sua figlia Anna, al sacco di Costantinopoli del 1204 ad opera dei crociati latini, fino alla caduta finale in mano ai Turchi Ottomani nel 1453, e alla nascita di Istanbul, gli avvenimenti che hanno caratterizzato il Medievo Orientale europeo ci sono tutti.
Perché si parla anche della cristianizzazione degli Slavi, per i quali i bizantini crearono l'alfabeto cirillico (arrivando a prendersi la licenza di permettere l'impiego di lingue volgari nelle sacre liturgie, al fine di far comprendere meglio la parola di Dio ai popoli evangelizzati), del continuo rapporto con persiani e arabi prima e turchi poi verso oriente, con latini, normanni, veneziani e genovesi a occidente, in una società multiculturale e multietnica.
Si parla dei pregiudizi che in Occidente sono stati portati avanti verso l'Oriente, per giustificare il saccheggio e la profanazione di una delle città più importanti della cristianità, una delle pagine più tristi della storia. Si parla dell'esodo in Italia degli intellettuali ellenici dopo il 1453, che ha gettato le basi più importanti del Rinascimento.
In definitiva l'autrice espone i motivi per cui l'Europa ha avuto, fin dalla sua genesi, confini non ben definiti. Ci mostra un'Impero che è stato, per i suoi dieci secoli di vita, tutt'altro che un vecchio relitto senza innovazioni né mutamenti. E ci ricorda il suo importante ruolo di protezione dalle ondate di invasione a oriente dei nascenti stati dell'Europa medioevale.
E come Bisanzio divenne Costantinopoli per poi tramutarsi in Istanbul così le radici dell'Europa vanno ben oltre i limitanti orizzonti di una cristianità puramente romana, in un arazzo intricato, ma intimamente coeso.

martedì 20 gennaio 2009

Yes We Can

Non parlo spesso di politica. E' un argomento che suscita reazioni contrastanti nelle persone che mi circondano. Come è altresì giusto che ognuno possa vederla nel modo che ritiene più vicino ai propri valori, e alle proprie aspettative. E' difficile parlare di politica e non passare ad alzare la voce. E' difficile, in Italia, non rimanere delusi da chi la politica dice di farla.
Ma in ogni caso, per qualsiasi partito votiate, oggi è un grande giorno. Oggi è avvenuto qualcosa.
Il 44° presidente eletto degli Stati Uniti d'America è l'afroamericano Barack Obama. A me non interessa se veramente cambierà qualcosa negli USA o nel mondo occidentale che da questo suo prediletto figliolo (gli USA) si fa guidare senza batter ciglio. Non so se risolleverà gli americani dalla crisi economica, non so che cosa farà con le guerre in corso. Non lo so, e forse mi interessa poco.
Ma oggi, dopo più di un secolo dall'abolizione della schiavitù per opera di Abraham Lincoln, in America hanno il presidente di colore. Quindi avete visto quanto tempo c'è voluto per una "reale integrazione". E nel mezzo ci sono voluti Malcom X, Martin Luther King, tanti altri meno famosi che hanno combattuto battaglie personali, perché un diritto conquistato col sangue e col sudore divenisse reale, non solo un po' di inchiostro su un pezzo di carta.
E questa non è politica, è realtà.

domenica 18 gennaio 2009

Australia

Ebbene sì! Ho costretto amichevolmente Andrea e Elena a farmi compagnia e sono andato al cinema per Australia, ultimo film di Baz Luhrmann, già regista di Moulin Rouge. Avevo voglia di vedere un po' del continente agli antipodi dell'Europa. E sono stato accontentato. Riprese di paesaggi sconfinati, isole, montagne rosse che paiono deposte sopra i deserti, mandrie di manzi, canguri e aborigeni. Uno spettacolo per gli occhi. Quanto al resto, storia d'amore convenzionale, ma godibile, se la si prende per quello che è. Cioè un film di intrattenimento. Di quelli che ti prendono un paio di personaggi, te li portano a spasso per un paio di anni, e ti mischiano vicende delle piccole storie personali con gli inevitabili appuntamenti della Storia, quella vera. Praticamente come in Via col Vento... e infatti si arriva fino al bombardamento della città di Darwin ad opera dei Giapponesi nel 1941.
Nota positiva la voluta e rimarcata denuncia dell'orribile pratica delle "generazioni rubate", fatto poco noto al di fuori dei confini australiani. Che l'Australia non brilli per diritti civili forse non è noto a tutti. Fatto sta fino al 1973, per rimarcare la superiorità razziale dell'uomo bianco, i meticci, spesso nati da abusi sessuali sulle donne aborigene, venivano strappati alla madri e condotti in missioni religiose, dove venivano educati a servire i bianchi... impedendo loro qualsiasi contatto con la cultura aborigena, che quindi è stata irrimediabilmente perduta sotto moltissimi aspetti.
E il governo australiano ha chiesto ufficialmente scusa per tutto questo solo nel marzo del 2008...
Non so se rendo...
Alla faccia dei canguri e dei koala...