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mercoledì 22 luglio 2009

Luna

Qualche giorno addietro sono stati festeggiati i 40 anni del primo sbarco umano sulla Luna. Mi aspettavo una maggiore attenzione alla ricorrenza, invece, sarà che d'estate manco Porta a Porta sopravvive, la tv l'ha praticamente ignorata. Eppure mi ricordo 20 anni fa, nel 1989, quanta euforia, quanti passaggi in tv per ripercorrere l'evento. Eravamo alla fine della Guerra Fredda, che si era combattuta anche nello spazio, sulla Luna, per la Luna. Quindi nella glorificazione americana allora imperante chissà, forse faceva molta più audience. Ma oggi è diverso, non suscita più emozioni la Luna, non smuove più i sospiri e nemmeno vaghi interessi. Mi ricordo un paio di sere della mia prima gioventù, ore davanti a un'atlante celeste, un binocolo in mano, a rintracciare i Mari Lunari. Oppure la serafica luce lunare che si spande nelle notti di luna piena, rischiarando e gettando ombre più scure nella notte radiosa, oscurando le stelle. E le maree, e questo strano rapporto con la Terra. E i poeti, e gli scienziati. Una landa brulla, arida, morta. Ma qualcosa ancora c'era, nel 1989.
Ci vorrebbe la De Filippi sulla Luna per tenere gli italiani a capo all'insù, oggi, nel 2009.

sabato 24 gennaio 2009

Fenice, o dell'Immortalità

Qualche settimana fa ho contribuito con un piccolo intervento in un forum su Saint Seiya a riguardo dell'araba Fenice (dove sia nessun lo dice), e della sua costellazione omonima. Siccome mi è piaciuto ve lo ripropongo. "La prima fenice di cui si abbia conoscenza è il bennu egiziano dell’antica città di Eliopoli. Si racconta che questo uccello mitico, dalle sembianze di un airone, fosse nato dalle fiamme di un albero sacro nel tempio di Ra, intonando un soave e dolcissimo canto al dio Sole. In seguito divenne quasi un attributo dello stesso Osiride, il dio che moriva e rinasceva. Da queste prime immagini i Greci e i Romani trassero ispirazione per la fenice vera e propria, la cui immagine a noi più tradizionale venne definitivamente stabilita nel II secolo dopo Cristo. Secondo il mito più famoso, la fenice, uccello solitario dalla lunghissima vita, allo scoccare dei cinquecento anni di età, torna dall’Arabia, o in alcuni casi dall’India, in Egitto dove raccoglie ramoscelli di incenso, cannella, e altre spezie, ne fa un nido a forma di uovo, e lo pone sopra una palma. Vi entra e lascia che siano i raggi del sole a incendiarlo. In un’altra versione crea una pira con rami di mirra e cassia, sempre aromatizzati con spezie di varia natura, sopra un altare, vi si adagia e il fuoco si accende da solo, bruciandola. Quale che sia la storia il giorno seguente, dalle sue ceneri, esce un piccolo verme, o un piccolo uovo che, in poco più di due giorni, cresce e diventa una fenice grande come la precedente. Vola sopra la città di Eliopoli, e se ne torna in Arabia, dove passa la sua vita in solitudine. Viene descritta da Plinio il Vecchio come un uccello grande quanto un’aquila, con un bagliore dorato intorno al collo, porpora nel resto del corpo, con penne rosa che spiccano sulla coda azzurra, la gola ornata di creste e un ciuffo di piume sulla testa. Nel Medioevo divenne poi simbolo della resurrezione. Esistono altre “fenici”, come l’uccello di fuoco cinese, Ho-neaou, che trovò posto fra le costellazioni dell’astronomia dell’Estremo Oriente.
La costellazione moderna nasce invece alla fine del XVI secolo, occupando una zona di cielo dove gli Arabi avevano visto una barca ormeggiata sull’Eridano, il fiume celeste, immagine poi trasformata in un’aquila o un grifone, prima di venir codificata come l’Araba fenice. Venne creata dai navigatori olandesi Pieter Dirkszoon Keyser e Frederick de Houtman, e ripresa da Johann Bayer nella sua opera Uranometria del 1603. E' una debole costellazione meridionale, invisibile dall'Italia, la cui stella principale, α Phoenicis, detta Ankaa, nome che significa in arabo "Fenice", ha una magnitudine apparente di 2,39."
Per finire ecco una fenice che piace al sottoscritto:

martedì 13 gennaio 2009

Aldebaran, l'Occhio del Toro

Aldebaran è la stella più luminosa della costellazione del Toro. E' conosciuta anche come Alpha Tauri. Il suo nome deriva dall'arabo al-Dabarān che significa "l'inseguitore" in riferimento all'apparente connessione con le Pleidi, un ricco e luminoso ammasso di stelle che sembra precedere questa grande stella aranciata. Aldebaran stessa si trova immersa all'interno di un altro ammasso stellare, quello delle Iadi, ma è solo un effetto prospettico di sovrapposizione.
D'altronde si sa, lo spazio annulla ogni prospettiva, date le infinite enormi distanze.
La si riconosce facilmente seguendo verso est le tre stelle della cintura di Orione, è praticamente la prima stella di un certo rilievo che si incontra. Intorno a lei è facile poi riconoscere la "V" che costituisce la testa del Toro celeste.
Come mai tutta questa dissertazione astronomica?
E' stata la prima stella che ho riconosciuto, una notte fredda d'inverno, di tanti anni fa... dalla finestra della mia stanza, fra le luci della città, al di sopra dei tetti fitti e squadrati, comparve come una luce nella notte. Allora mi sentivo solo, strano, diverso da tutti. Cercavo rifugio in alto, dove nessuno mi poteva vedere. Oggi mi ricorda che certe esperienze si possono superare, che mai tutto è veramente perduto.
Tutto in una stella, Aldebaran.